Nel segno della continuità
In questi ultimi anni mi sono dato da fare per portare a Varese artisti nuovi, volti inediti per la nostra città e, in alcuni casi, anche per il nostro Paese. Ne ricordo qualcuno: Giovanni Sollima, l’Hilliard Ensemble, Triology, Isserlis, Gabriela Montero, Nikolay Lugansky, i fratelli Capuçon, Martin Fröst e molti altri.
E’ stato divertente andarli a sentire, contattarli e concordare con loro un progetto musicale per la nostra città. E avrei potuto continuare lungo questa direzione e continuerò certo in futuro a cercarli questi artisti, perché se è vero che il mondo conosce una profonda crisi economica, non conosce affatto una crisi di “talenti”. Ed è anzi sorprendente vedere quanti giovani talenti escano dai conservatori, dalle scuole musicali e dalle università di tutto il mondo.
Per questa Stagione, invece, mi sono concesso per così dire, una pausa. Ne sentivo il bisogno io e credo anche il nostro pubblico. Quante volte, nel corso dei nostri concerti, mi sono sentito chiedere di rinvitare il Tale o il Tal altro musicista? «Quando ci riporta Sokolov?», «Quando richiama quel giovane violinista americano di cui non ricordo il nome?», oppure… «Sono stato a Milano a sentire Savall…». Ho letto queste richieste e le testimonianze che sovente vi facevano seguito, come un bisogno di “continuità”, quasi un intimo bisogno di fermarsi, di tirare il fiato e lasciare che il pubblico dicesse la propria. Sicché, se ora mi fermo a riguardare il cartellone, devo ammettere che mai come quest’anno esso non porta la mia firma quanto piuttosto quella dei tanti che con tanto affetto ci hanno seguito sin qui, crescendo con noi anno dopo anno.
L’idea mi è piaciuta e quindi mi sono imbarcato nell’impresa di ricontattare quei musicisti che, oltre a essere stati molto apprezzati dal nostro pubblico, hanno contribuito, mattone dopo mattone, a costruire la storia ancora recente, della nostra Stagione.
Ritorni
Alcuni dei musicisti presenti nel nostro cartellone ritornano a distanza ravvicinata: ospiti lo scorso anno sono stati immediatamente rinvitati. Si tratta di due gruppi straordinari, artisti "senza macchia" come i King’s Singers ed Helmuth Rilling. I primi, come qualcuno ricorderà, l’anno scorso avrebbero potuto riempire il nostro Salone Estense per quattro sere di fila; eppure è stata proprio la dimensione, diciamo così, “familiare” della nostra sala a giocare a nostro favore. Perché, vedete, questi artisti normalmente cantano in teatri anche molto grandi, dove tutto è più difficile. Al termine del nostro concerto, invece, l’entusiasmo del pubblico era pari a quello del gruppo per la nostra sala. Qualche giorno dopo ricevetti dal tenore, Paul Phoenix, una lettera che ho qui con me e in cui mi esprimeva tutto il suo entusiasmo per il Salone Estense e la sua acustica. Per farvela breve abbiamo immediatamente raggiunto un accordo per un nuovo appuntamento: il prossimo concerto di Natale (sabato 19 dicembre) sarà nostro e s’intitolerà “Joy to the world”.
L’altro artista immediatamente richiamato è Helmuth Rilling. Qualcuno ricorderà il suo concerto e gli interminabili applausi che il pubblico varesino gli ha tributato in occasione del Messiah. Anche lui ama la nostra Basilica e la sua acustica, un fatto forse un po’ più sorprendente visto che a dispetto di quanto normalmente accade col Salone Estense, non tutti gli artisti trovano là propria ideale dimensione sonora. Per Rilling, invece, lo è. Un innegabile vantaggio cui si somma la non trascurabile circostanza che l’anno venturo Rilling porterà in tour la grandiosa Messa in si minore di Bach, monumento sacro che fino ad oggi non abbiamo mai proposto. Rinvitarlo subito è stato un atto assolutamente spontaneo.
Ma ad eccezione dei King’s e di Rilling, per altri artisti l’attesa del ritorno è stata più lunga. Jordi Savall, per esempio, non tornava dal 2005, idem Mario Brunello nostro ospite in un memorabile concerto assieme al Quartetto Alban Berg, idem Andrea Lucchesini; Gil Shaham aveva invece aperto la Stagione 2006-2007 mentre Grigory Sokolov… beh Sokolov è un caso a parte. Lui di tanto in tanto ci onora della sua presenza come atto di riconoscenza per essere stati fra i primi ad averlo invitato, quando esule dall’Unione Sovietica, in Italia era ancora pressoché sconosciuto. Per noi fu una rivelazione come del resto lo fu, successivamente, per il resto del pianeta.
Suoni nuovi
E tuttavia, pur lavorando nel solco della continuità, non mancano certo le novità. Un terzo del cartellone è per artisti per la prima volta ospiti della nostra Stagione. Anzitutto il giovane pianista svizzero Francesco Piemontesi al quale abbiamo riservato l’apertura. Questo giovane artista sta dando straordinarie prove di sé e, oltre ad aver vinto il Borletti Buitoni Trust lo scorso febbraio, è stato appena nominato “New Generation Artist” dalla BBC di Londra.
Sarà poi la volta del Quartetto Bennewitz, un complesso ancora molto giovane che dopo aver trascorso dieci anni “nell’ombra” dello studio e delle prove quotidiane, si è affermato lo scorso anno con la vittoria al «Concorso Borciani», una delle iniziative italiane con la più ampia risonanza mondiale. Il Quartetto effettuerà un tour di cinquanta concerti che lo porterà in tutto il mondo, oltre che nella nostra Varese.
Non credo che, invece, abbia bisogno di presentazioni Krystian Zimerman uno dei massimi interpreti di Chopin al mondo e che è un onore per noi poter ospitare proprio nell’anno in cui si celebra il 200° anniversario della nascita del grande artista polacco.
2009: Mendelssohn
2010: Schumann e Chopin Passando dal “contenitore” al “contenuto”, ossia ai programmi, permettetemi una brevissima ricognizione storica. Il 1810 fu un anno fortunato per la musica. Anche il 1809 lo fu, perché vi nacque Mendelssohn. Anche il 1811 fu fortunato, visto che vi nacque Liszt. E nel 1813? Verdi e Wagner vennero alla luce. Sicché tutti questi anni furono anni benedetti per la musica.
Nel 1810 nacquero Schumann e Chopin: ossia l’alfiere del movimento romantico in musica e il suo cantore più sensibile. Non potevamo certo dimenticarci di loro: Francesco Piemontesi eseguirà due pezzi belli e importanti di Schumann, la Fantasia op. 17 e la Toccata op. 7. Consideriamo il suo concerto come una sorta di anticipo sui grandi festeggiamenti del 2010. Il bicentenario chopiniano, invece, lo festeggeremo assieme a Krystian Zimerman che eseguirà le due sue più grandi Sonate: la seconda e la terza. E sempre a Chopin sarà dedicato il concerto del trio composto da Rizzi, Brunello, Lucchesini, con un programma tutto cameristico comprendente anche una scelta di sei dai diciassette canti polacchi op. 74, affidati alla voce di Gabriella Sborgi, per la prima volta nostra ospite.
E anche se lo acciuffiamo quando oramai sta per concludersi, non volevamo trascurare il 200° anniversario della nascita di Mendelssohn. Nel mese di dicembre il Quartetto Bennewitz eseguirà il meraviglioso Quartetto op. 13, una delle pagine più belle e toccanti di tutto l’Ottocento cameristico.
Il nome di Mendelssohn si lega indissolubilmente a quello di Bach, visto che la rinascita d’interesse verso questo compositore si deve proprio all’acume di Mendelssohn: ecco allora le Sonate e Partite affidate all’archetto di Shaham ed ecco la gigantesca Messa in minore affidata all’inossidabile bacchetta di Rilling.
Non mancheranno comunque le curiosità, come il programma natalizio dei King’s Singers che alternerà brani conosciutissimi ad altri molto particolari, a letture di testi sul tema dell’annunciazione. Per non dimenticarci del concerto di Savall, da sempre artista originalissimo nell’impaginare i propri concerti: Folias e Romanescas, è il titolo del suo concerto dedicato alle danze su basso ostinato.
Resta infine del concerto di Sokolov: cosa suonerà il grande pianista russo? Non lo sappiamo. Quando lo sapremo? Non sappiamo nemmeno questo. Conoscendolo bene, però, riconosciamo in questo nostro navigare a vista ogni qualvolta si è alle prese con lui, la norma.
Un’assenza, un vuoto, un punto di domanda perfino rassicuranti.
Un esercizio per la memoria
Insegnando storia della musica da oramai quasi vent’anni mi sono convinto che la missione di chi nella vita ha la fortuna di occuparsi di Bach, Mozart, Brahms sia, fra l’altro, quella di tener viva la memoria. Perché se è preoccupante la disaffezione dei giovani nei riguardi dell’opera, che è e resta la più autentica manifestazione della genialità italica, quando essa si rivolge alla masse, lo è ancor di più quella nei confronti della musica da camera, anche se da questo punto di vista Varese costituisce una felice eccezione.
Ci sono stati anni in Italia in cui si facevano nascere associazioni culturali dedite all’esercizio della musica dei cosiddetti “ultramontani”, dei tedeschi innanzitutto. Questo perché si voleva combattere lo strapotere dell’opera in musica.
Oggi la battaglia – consentitemi l’espressione un po’ spiccia e anche sbagliata – andrebbe condotta contro la ricerca di piaceri facili, il gusto per lo sballo, la cultura del non pensiero. La musica è una insostituibile palestra per lo spirito: è una disciplina che richiede sacrifici immensi ma che ripaga restituendo interessi ben maggiori di quelli richiesti.
Qualche anno fa fui invitato da un grosso studio di architettura a tenere una lezione su Mozart. Ci andai animato da una buona dose di perplessità. Al termine della lezione tutto mi fu chiaro: a capo di questo studio c’era un architetto tedesco che aveva scoperto che i suoi colleghi italiani avevano un’idea assolutamente sommaria di Mozart, e in molti casi non avevano neppure quella. «Non sapete chi è Mozart? E’ come potete continuare a vivere?», gli disse lui.
Nel nostro Paese questa consapevolezza – che la musica è un imprescindibile cibo per lo spirito, per la vita, per l’intelletto – sopravvive all’interno di nicchie tanto piccole quanto tenaci. La nostra è una di queste. Il suo compito è tener desta la memoria sui grandi musicisti, dischiudendo di tanto in tanto lo scrigno dei loro tesori sonori.
E siccome l’esercizio della memoria storica non deve mai trasformarsi in una fuga dal presente, o peggio dagli affetti che contrassegnano il nostro quotidiano, ci siamo anche quest’anno premurati di ricordare quegli amici oggi scomparsi, che hanno accompagnato il nostro viaggio, dandoci consigli, conforto e sostegno, doni che oggi riceviamo con altrettanto affetto dai loro familiari: Dante Isella, alla cui memoria dedichiamo il concerto del giovane Quartetto Bennewitz, Luigi Ambrosoli cui andranno le note del gruppo capeggiato da Mario Brunello, e Luigi Orrigoni che ricorderemo in Basilica nel concerto finale.
Fabio Sartorelli
direttore artistico Stagione Musicale |