Eccoci qui, alla tredicesima edizione di questa rassegna di concerti che da tanti anni porta –  e magari riporta –  a Varese alcuni fra i più grandi concertisti sulla scena internazionale. Ne sono veramente felice, anche perché specie negli ultimi anni la città di Varese ha risposto a questa iniziativa con un entusiasmo e una fedeltà davvero rari. Se penso alla Stagione appena trascorsa, non posso fare a meno di ricordare che quando i concerti non andarono esauriti –  e furono la maggior parte –  hanno lasciato invenduti pochissimi biglietti, anche per quegli appuntamenti per i quali avevo previsto una scarsa partecipazione di pubblico. Sono stato smentito ma ne sono lieto.
Dietro la Stagione Musicale c’è una formula che si ripete ormai da anni: la qualità dei concerti, il rinnovamento nella continuità, la varietà delle proposte, la felice acustica della nostra sala, i prezzi d’accesso non particolarmente elevati… anzi. Oltretutto quest’anno dietro precisa volontà dell’assessore Longhini, che ringrazio, abbiamo introdotto un biglietto speciale per i nuclei familiari. Per tutte queste ragioni Varese è teatro di piacevoli anomalie: non mi riferisco tanto al tutto esaurito di un concerto come quello di Gidon Kremer, giacché non c’è nulla di strano in un esito tutto sommato prevedibile, quanto piuttosto al successo registrato dalle formazioni di quartetto d’archi in genere (una circostanza tutt’altro che scontata nel resto d’Italia) o da una formazione inconsueta come quella che lo scorso anno ha visti protagonisti il duo flauto dolce e chitarra, fino al tutto esaurito del concerto monografico dedicato a Claudio Monteverdi…
Il pubblico evidentemente ormai si fida e questa è la più bella conquista della nostra iniziativa (abbiamo abbonati e fedelissimi che vengono da fuori provincia e degli abbonati perfino da Zurigo); una platea che ai primi di settembre ci scrive ricordandoci che, calendario alla mano, siamo appunto ai primi di settembre e non si capacita del fatto di non aver ancora ricevuto il programma (è successo anche quest’anno). Questa platea si aspetta certo di vedere e rivedere in cartellone i grandi nomi, e ce ne sono tanti anche quest’anno, ma si mostra curiosa anche nei confronti degli artisti giovani e meno conosciuti, i “saranno famosi, chiamati ad esibirsi a Varese un po’ in anticipo sui tempi. Qualche anno fa, forse qualcuno lo ricorderà, invitammo un fantastico clarinettista: Martin Fröst. Era un fenomeno ancora ignoto nel nostro Paese. Oggi tutti ne parlano: il Corriere della sera gli ha dedicato un’intera pagina lo scorso 28 agosto ed è oggi un artista quasi imprendibile. E ricordo ancora con affetto le improvvisazioni Gabriela Montero che poi suonò insieme a Yo-Yo Ma e a Itzhac Perlman per la proclamazione di Obama presidente degli Stati Uniti d’America. Sono episodi, capirete, che inevitabilmente fanno salire le quotazioni di un artista.
E prima ancora, abbiamo giocato d’anticipo con un direttore come Daniel Harding o un pianista come Andsnes. Capitoli chiusi, oggi, perché oramai inavvicinabili per le nostre finanze.
Del resto, come ben sanno coloro che collezionano libri o opere d’arte, è inutile mettersi in caccia di oggetti o autori quando tutti li desiderano: se lo fai devi essere molto ricco oltre che molto fortunato. Più difficile e stimolante è, appunto, giocare d’anticipo, essere cacciatori di qualcuno o di qualcosa di cui il mondo si interesserà domani o comunque nell’immediato futuro.
Anche quest’anno spero d’aver giocato bene d’anticipo invitando la giovanissima violinista Veronika Eberle e Catherine Manson, violinista anch’essa ma nell’ambito della filologia barocca. E’ vero: ci sono due violiniste in calendario, per altro vicine di data. Ma si tratta di due concerti diversissimi uno dall’altro e prima ancora di essere apparentabili per via dello strumento protagonista (nel primo concerto ascolteremo uno strumento moderno, nel secondo uno strumento originale) lo sono per il fatto che ad accompagnare le due soliste ci saranno artisti noti a loro volta soprattutto come solisti dei rispettivi strumenti: il pianista Francesco Piemontesi e il clavicembalista Ton Koopman, anche se quest’ultimo non si limiterà ad accompagnare la Manson ma suonerà anche da solo.
Ora, non voglio abusare della vostra pazienza e passare in rassegna tutti i concerti della Stagione ma vorrei limitarmi a segnalarvene alcuni, lasciando a voi il compito di scoprire gli altri. Il primo concerto di cui voglio parlarvi vedrà protagonisti i Berlin Comedian Harmonists, un gruppo originariamente nato a Berlino nei primi decenni del novecento e che, dopo aver raggiunto l’apice del successo, venne sciolto dal regime nazista che negò ai tre cantori di origine ebraica di potersi esibire in terra tedesca. In un primo tempo il gruppo pensò di emigrare, ma poi l’idea s’arenò e ciò ne determinò la fine. «Se non fossimo stati costretti a dividerci – dirà in seguito uno dei cantori sopravvissuti – saremmo probabilmente diventati più famosi dei Beatles».
La storia dei Comedian Harmonists è divenuta in tempi non troppo lontani, un film. Una pellicola concepita come “film della memoria”; un po’ come il nostro concerto, che non a caso si colloca in prossimità del “Giorno della Memoria” e durante il quale i giovani cantori che oggi hanno ridato vita al gruppo, racconteranno la storia dei Comedian Harmonists attraverso la lettura di alcuni passi tratti dal diario del loro fondatore, inframmezzati dall’esecuzione dei brani che li resero celebri. E, visti, gli anni in cui i Comedian Harmonists operarono, molti di questi appartengono al genere del cabaret tedesco, così in voga nel corso degli anni Venti e Trenta.
Il secondo concerto che vorrei segnalare è vocale anch’esso e vedrà protagonista Ian Bostridge. E’ un tenore grandissimo: non un operista in senso stretto (anche se è unanimemente considerato il massimo interprete di Britten), ma soprattutto un raffinatissimo liederista (canterà anche in Scala alla fine di gennaio). Il Lied in Italia non ha patria né cittadinanza perché non ha pubblico che lo segue. Ma siccome anche l’anno scorso ero convinto che l’appuntamento monteverdiano sarebbe stato totalmente disertato, sbagliandomi di grosso visto, voglio vedere cosa succederà quest’anno col Lied e in particolare con un concerto raffinatissimo come quello proposto, che prevede cioè l’esecuzione di Lieder di Schumann e Brahms su testi tedeschi di Heine (a proposito: l’accompagnatore di Bostridge sarà Graham Johnson, un pianista-mito nel genere del Lied).
Il terzo concerto che voglio segnalare è quello che vedrà protagonista il Quartetto di Cremona che mi ha proposto di eseguire per l’appuntamento varesino, accanto a Beethoven e a Bartók, anche un quartetto di Fabio Vacchi, l’artista bolognese che il grande pubblico conosce probabilmente come vincitore di un «David Donatello» per la colonna sonora del film di Olmi Il mestiere delle armi. Fabio Vacchi ha fra l’altro promesso di partecipare alla serata che cadrà giusto giusto nel giorno del suo sessantatreesimo compleanno, e di dire due parole introduttive sul quartetto da lui composto e che sarà poi eseguito nel corso del concerto. Brano – mi preme ricordarlo – che il Quartetto di Cremona ha inciso assieme ad altri in un CD monografico pubblicato dalla Decca.
Funzionerà questo concerto? Non lo so, ma me lo auguro; e comunque penso valga la pena di tentare. In ogni modo, se osservate attentamente, sono diversi gli appuntamenti che quest’anno prevedono dei rimandi possibili fra la musica di oggi e quella di ieri; mi limiterò a citarne uno soltanto, quello del pianista Pietro De Maria che si cimenterà in un impegnativo programma comprendente studi di Ligeti, Debussy e Chopin, autore quest’ultimo di cui De Maria è uno dei massimi interpreti a livello mondiale.
L’ultimo concerto che voglio segnalarvi prima di chiudere, è l’ultimo in cartellone, quello che come da tradizione si terrà presso la Basilica di San Vittore. Quest’anno lo abbiamo affidato all’Accademia del Teatro alla Scala, ai suoi giovani solisti e al suo coro, diretto dal grande Bruno Casoni, direttore del coro del Teatro alla Scala. In programma avremo la Petite Messe Solennelle di Rossini nella versione originale per coro, quattro solisti, due pianoforti e armonium. La Scala e Rossini: potevamo chiedere di più?
Il resto dei nomi e dei programmi li potrete vedere da voi.
Questa è la Stagione che oggi, come da tredici anni a questa parte, consegniamo alla città. Dal canto mio posso dire d’averla fatta come sempre col cuore, oltre che con le migliori intenzioni e con quel tanto di esperienza che mi deriva dall’occuparmene da tanto tempo, ma ponendo sempre la massima attenzione alle risorse economiche, consapevole del fatto che in tempi di crisi proprio quelle destinate alla cultura sono solitamente le prime a subire i tagli più pesanti.  Anzi, posso dire che quest’anno ho usato meno risorse che per la passata Stagione.
A proposito di cuore. Anche quest’anno la Stagione Musicale godrà di una donazione liberale: una forma di mecenatismo disinteressato che noi tutti –  io e l’Amministrazione –  consideriamo una straordinaria manifestazione di civiltà e generosità.
Grazie anche per questo.

Fabio Sartorelli
Casciago (Va), agosto 2011